Odio mettere le quote Il blog di Restyle Lab

Offresi corso di Photoshop per il grafico di Expo 2015

Qualche giorno fa, sulla pagina facebook ufficiale dell’Expo 2015, sono stati pubblicati alcuni rendering del padiglione delle Biodiversità… Tutto nella norma, se non fosse per l’incredibile polemica che queste immagini hanno suscitato! I rendering in questione infatti hanno fatto rapidamente il giro della rete: anche per chi non è un esperto di grafica, gli errori grossolani e la visione di insieme colpiscono immediatamente: le figure umane non sono raccordate con il contesto, sembra che volino o fluttuino nell’aria, mancano le ombre, le proporzioni non sono rispettate e in alcuni casi si intravedono persino i simboli dei copyright malamente cancellati!

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Scrive Matteo Bianconi ( copywriter e socialmedia strategist ) su Fanpage:

“Come per gli altri casi, eccoci forse di fronte al cliché del “cugino”: si ha come l’impressione che a lavorare non siano professionisti seri e motivati, ma improvvisati cugini – ossia amici degli amici – che sanno smanettare con Facebook e il Mac, quindi possono fare i community manager o i grafici creativi. Secondo la stessa filosofia, l’altro giorno mi sono tolto una scheggia dal dito e ora potrei dirigere un’operazione a cuore aperto. Poi ho anche sistemato una presa dell’appartamento dove vivo, quindi potrei rifare l’impianto elettrico del datacenter più grande di Google.”

Fra risate e critiche, su Facebook è apparso il timido tentativo di replica da parte del grafico che si è occupato del lavoro preso di mira, Fabio Fornasari ( architetto che nel 2010 insieme a Italo Rota ha realizzato il Museo del Novecento, a Milano ). Sulla sua pagina social il grafico si è difeso così:

“Una risposta a chi mi ha fatto domande. Nei giorni scorsi sono state pubblicate immagini di un progetto in corso. Sono uscite anzitempo, non terminate e prima ancora di una conferenza stampa. La rete è veloce. Le ha condivise. Ormai in rete le ho condivise e nel presentarle, con un breve commento in testa “cosa abbiamo fatto fino qui”, speravo fosse chiaro che era un lavoro in corsa e in corso. Poi la rete ne ha fatto un meme, un argomento virale e questo ancora non è in sé un male in quanto ci fa sentire sulla pelle quanta responsabilità abbiamo nel lavorare non tanto su “materiali digitali” – non è un problema di quanto si sa usare Photoshop – quanto sugli immaginari e le estetiche. Spero sia una risposta per chi mi ha fatto domande.”

Tanti dubbi rimangono in merito a queste parole, intanto ridiamoci su grazie alle parodie che si sono scatenate sul web!

 

 

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